Con i suoi 200 milioni di neuroni, l’intestino dialoga con il cervello e partecipa alla regolazione delle nostre emozioni. Ma, il nostro cervello è ugualmente influenzato da miliardi di batteri che popolano il tubo digestivo. Numerosi studi sono attualmente in corso per comprendere meglio i legami tra il microbiota intestinale e lo stress, l’ansia, la depressione ma anche malattie come Parkinson o l’Alzheimer. Queste ricerche suscitano grandi speranze per quanto riguarda un miglioramento della diagnosi di queste malattie.

“Ricerche recenti hanno mostrato che il microbiota intestinale prenderebbe parte alla comunicazione tra l’intestino e il cervello e giocherebbe così un ruolo sul funzionamento celebrale”

Il ruolo del microbiota intestinale nella comunicazione intestino-cervello

Gli specialisti stimano che quasi 200 milioni di neuroni tappezzino il nostro tubo digestivo. Gli stessi neuroni che si collocano nel nostro cervello. Il tubo digestivo si muove così in interazione permanente con il sistema nervoso centrale, cioè il cervello.

Come? attraverso le secrezioni ormonali. I neuroni che tappezzano il tubo digestivo producono dopamina. Il cervello secerne fino 95 % della serotonina presente nel corpo. Due ormoni indispensabili per la salute fisica!

L’importanza del microbiota intestinale

Il microbiota gioca un ruolo preponderante nella funzione metabolica, immunitaria e neurologica.

Occorre sapere che l’organismo ospita 3 numerose specie di batteri. Questi microrganismi, chiamati ” microbioti” si trovano in differenti parti del nostro corpo: nella bocca, nella pelle e nell’apparato riproduttivo femminile… Ma soprattutto nell’intestino! Organo che misura circa 8 metri di lunghezza e ospita fino a 100 000 miliardi di batteri, principalmente localizzati nell’intestino tenue e nel colon. Gli scienziati stimano che quasi il 90 % della materia fecale è costituita… da batteri!

Questi batteri, associati ad altri microrganismi come i virus e le muffe, formano la «flora intestinale» ormai ribattezzata ” microbiota intestinale” dalla comunità scientifica.

Qual è il ruolo del microbiota intestinale per quanto riguarda lo stress, l’ansia e la depressione…?

Da fonti scientifiche il microbiota intestinale agisce sul cervello, grazie ai vasi sanguigni e nervosi attraverso la liberazione di alcune molecole.

Questa comunicazione intestino/cervello ha condotto i ricercatori a interessarsi ai legami possibili tra un disequilibrio del microbiota intestinale e alcuni problemi fisici frequenti, come lo stress o l’ansia. Un microbiota in salute permette di evitare conseguenze gravi sulla salute.

Come prendersi cura dei microbioti in maniera naturale ?

La Spirulina è conosciuta da secoli e contribuisce alla biodiversità del nostro microbiota.

I ricercatori americani hanno dimostrato che assumere regolarmente spirulina stimola considerabilmente il nostro sistema immunitario e purifica la flora intestinale.

Da un punto di vista scientifico l’enzima digestivo contenuto nella spirulina chiamato proteasi, permette di abbassare il tasso di grasso contenuto nel sangue.

La spirulina è un alleato per pulire i nostri intestini. Assorbe le tossine che vi si trovano.

Consumare regolamente la spirulina favorisce la digestione, rinforza il microbiota e diminuisce il tasso di colesterolo.

La spirulina formo un gel lubrificante che riesce ad alleviare i problemi di costipazione, di colon irritabile e di pigrizia intestinale.

Le sue virtù antinfiammatorie, antivirale, fungicida sono innegabili, riesce inoltre a disintossicare gli intestini, il fegato e i reni.

Non dimentichiamo che la spirulina è un eccelente antiossidante e che le sue proprietà depurative e vasodilatatrici prevengono le malattie cardiovascolari.

E necessario scegliere una spirulina pura senza additivi artificiali, se si desidera prendersi cura del proprio microbiota senza errare nella scelta della spirulina vi invito a cliccare qui sotto e a leggere la composizione della nostra spirulina.

Fonte :

Healthy human gut phageome Pilar Manrique, Benjamin Bolduc, Seth T. Walk, John van der Oost, Willem M. de Vos, and Mark J. Young https://www.pnas.org/content/113/37/10400.short